Di Ruderi e Scrittura

Fida Stinchi, la madre di Aldo Moro – seconda parte

Leggi la prima parte, o continua qui:

Cappello in mano, il 15 luglio 1879 alle ore 11:18 antimeridiane, al messo comunale della città di Cosenza si presenta Nicola Stinchi di Vincenzo, di anni 24, impiegato, domiciliato in Via San Francesco d’Assisi. Il signor Nicola, adempie alle formule di registrazione dei nuovi nati dichiarando che il 14 luglio 1879 dalla sua legittima moglie, Felicia Lanzillo di anni 31, è nata Fida Maria Stinchi. Testimoni i signori Bruno Ambrogio, di anni 60, e Fedele Foglia, di anni 60, sarto, che dichiarano di non saper firmare.

Intelligente, colta, curiosa del mondo e ambiziosa Fida Stinchi è una figura culturalmente vivace nel panorama di inizio ‘900 in Calabria. Pedagogista ed educatrice di rilievo, cresce in un’attiva intellettualità cittadina dominata, tra i tanti, dalle figure di Nicola Misasi, tardivo continuatore di un torbido e sensuale romanticismo in pieno clima verista, ma fortunato e prolifico scrittore, di Pasquale Rossi, sociologo e medico che si collocò tra gli studiosi europei dei fenomeni collettivi e delle folle.

Figlia di una tipica espressione della Intellighenzia cosentina, fu inoltre rappresentante e convinta sostenitrice dell’impegno intellettuale della donne, della loro emancipazione e  dell’opportunità di averle come classe lavoratrice attiva. Non mancò mai di manifestare apertamente le proprie idee. Idee che esprimono anche il suo credo. Nei suoi scritti privati, Fida riporta che la fede va vissuta dall’interno e testimoniata con l’esempio, costantemente.

Fida Stinchi (1879 -1939)


Nell’insegnamento, Fida fu educata alla corrente del tedesco Friedrich Fröbel, che valorizza la spontaneità infantile, il gioco e il simbolismo del materiale utilizzato. Consegue con voti lodevoli il titolo di maestra d’infanzia nel 1899 e conscia del suo peso sociale inizia la sua carriera di insegnante al Giardino d’Infanzia Regina Margherita. Il Giardino d’Infanzia fa derivare il suo nome dal parallelismo del germogliare spontaneo dei doni e l’educazione del bambino.

Giardino d’infanzia

È questa spontaneità che suscita, però, vive preoccupazioni nel mondo cattolico. Ancora una volta, intimorite dalla possibile perdita del potere, le gerarchie ecclesiastiche vanno alla ricerca dell’appoggio della borghesia liberale agitando lo spauracchio del socialismo. Le critiche mosse al metodo di Fröbel, si articolano sulla decisione di accogliere tutti i bambini e non solo gli orfani, sullo scarso spazio dedicato alla religione, sulla paura di un intervento laico che potesse soppiantare l’azione dei cattolici, e sul timore della sovversione sociale.

La Signorina, come veniva chiamata, abbraccia la corrente di Fröbel e vive di passione il suo essere educatrice, diviene attiva e giovane rappresentante della sezione cosentina della Lega Magistrale Nazionale e la sua presenza al Secondo Congresso Magistrale Calabrese dell’ottobre 1908 le darà l’attenzione che merita. In quella occasione, le viene affidato di redarre il tema La donna in Calabria in rapporto all’educazione.

Cartolina ricordo del II congresso Magistrale Calabrese 1908
Collezione privata Gaetano Barreca

Nella sua esposizione Fida risulta schietta, voce piana ma vibrante, riconosce che la donna in Calabria «è ancora lontana dal conquistare quella autonomia che oggi s’impone, quella capacità di agire con coscienza propria, troppo lontana dal conquistare una personalità» e che è ancora «lontana da l’educazione, anche scolastica, perché l’istruzione si riteneva fonte di immoralità per la donna», ma è fermamente convinta che il suo contributo all’edificazione della nuova società è possibile, a patto che ad essa sia assicurato il lavoro, che è «sorgente di benessere, di elevazione intellettuale e morale e di progresso», ma anche l’alfabeto, che da solo «non basta a preparare seriamente alla vita». «Oggi il lavoro più intelligente è più apprezzato – afferma la relatrice ricordando De Dominicis –: un popolo è ricco secondo quel che produce e chi più sa, produce più e meglio».

In Calabria, al pari di altre aree arretrate del Paese, – sostiene ancora – c’è bisogno di istituire scuole elementari femminili, scuole serali e festive per donne adulte nei comuni rurali e scuole professionali femminili capaci di rendere la donna intellettualmente abile. E poi, ancora, Giardini d’infanzia, Circoli festivi, Case di assistenza scolastica, Ricreatori festivi, Biblioteche popolari circolanti, Circoli femminili di cultura e un Comitato permanente di studio fra le donne intellettuali di ogni classe sociale. 

«Nei nostri comuni rurali è l’assenza completa di vita civile, di ogni luce di progresso. I contadini ignoranti (…)   lavorano e tacciono… o chiedono alle terre lontane quel pane che la patria neghittosa non ha saputo dar loro».

I punti sviluppati in quel discorso diventano i capisaldi su cui Fida definisce il suo pensiero.  La grande attenzione che ella dedica ai temi dell’educazione e della scuola del Mezzogiorno, il miglioramento delle condizioni delle plebi meridionali attraverso la diffusione della cultura e la guida illuminata delle classi dirigenti, offrono lo spunto per alcune I punti sviluppati in quel discorso diventano i capisaldi su cui Fida definisce il suo pensiero.  La grande attenzione che ella dedica ai temi dell’educazione e della scuola del Mezzogiorno, il miglioramento delle condizioni delle plebi meridionali attraverso la diffusione della cultura e la guida illuminata delle classi dirigenti, offrono lo spunto per alcune riflessioni che propone all’attenzione dei lettori della rivista Cronaca di Calabria, con la quale inizia una costante collaborazione. Tramite le colonne della rivista, Fida tuonerà le sue critiche e proposte. Con scritto attento non tende mai a puntare il dito a una determinata forma di potere, ma va sul generico, preme sul fattore umanitario e mai politico per accompagnare il lettore alla consapevolezza di quel che accade senza indirizzarlo mai all’indignazione, al sensazionalismo che spegne le menti. Fida è un genio. Ha idee. È seguita e stimata dai suoi lettori.

La responsabilità dell’arretratezza del Sud non è del popolo, afferma la Stinchi, ma di chi l’ha tenuto (e lo tiene) in condizioni disumane e di sottosviluppo. Non è il popolo «che manca di intelligenza e di forza, è l’inerzia dell’indifferentismo che agghiaccia coloro che ne hanno in mano le sorti (…), che lo fanno restare ignorante, povero, debole, deriso. Perché di veramente utile per il popolo, e proprio per il popolo, nulla o quasi si fa da noi e lo dicono le molte opere morte all’inizio o intristite nel migliore sviluppo per piccoli e futili interessi personali o di partito. Date dunque a chi volete la responsabilità dell’inferiorità economica e civile della nostra regione, ma non dite che il popolo sia incapace di assurgere a nuovi destini. Lancereste la maggior ingiuria a chi non può rispondere da sé, ma che vi grida per bocca dei figlioli irrequieti e reclamanti: aiutatemi, educatemi, vedrete che valgo».

L’avvenire è nostro, in «Cronaca di Calabria», n. 104 del 7 dicembre 1911.

E in altro luogo: «Finché si resta divisi e discordi, finché tutte le forze, tutte le volontà, tutte le aspirazioni individuali non diventeranno una sola forza, una sola volontà, un’aspirazione sola e non spariranno i personali interessi dinanzi ad un interesse comune, la Calabria sarà sempre derisa e compianta, e il popolo languirà o si desterà da sé ignobilmente, furiosamente».

Melanconie d’autunno, in «Cronaca di Calabria», n. 87 del 21 ottobre 1909, p. 2.

L’incontro con Renato Moro

Nato a Ugento (Lecce) nel 1876, da padre galatinese, Renato Ermele Riario Moro studia nella Scuola Normale maschile di Bari, dove consegue la patente magistrale del grado superiore. Di idee vagamente socialiste, insegna nelle scuole elementari di Tiggiano e di Galatina fino al 1909.

Renato Moro (1876 – 1957)

In quell’anno, a seguito di pubblico concorso, Renato Moro è nominato Ispettore scolastico per le scuole elementari ed assegnato nel circondario di Castrovillari, e dal leccese si sposta in Calabria. Proprio in quell’anno, in occasione di uno dei tanti convegni sui temi della scuola e la questione degli insegnanti incontra Fida Stinchi.

Curiosa, dinamica e di idee vagamente socialiste, dunque, la Signorina esercita un grande fascino intellettuale sul giovane. Fida è indiscutibilmente una donna energica e intellettualmente preparata. Renato un bravo giovane Ispettore, uomo modesto, ritenuto dai colleghi giusto, affettuoso, mite nell’animo e gentile nella forma e dal fortissimo senso del dovere e del servizio. I due si attraggono, si completano. Fida e Renato formano subito una coppia moderna dai comuni interessi culturali e con una profonda umanità. Basta la lettura di due stralci dei tanti articoli che Fida Stinchi pubblica in Cronaca di Calabria per capire il suo spessore intellettuale e morale. Temi che appaiono attuali:

  • La responsabilità dell’arretratezza del Sud non è del popolo, afferma la Stinchi, ma di chi l’ha tenuto (e lo tiene) in condizioni disumane e di sottosviluppo. Non è il popolo «che manca di intelligenza e di forza, è l’inerzia dell’indifferentismo che agghiaccia coloro che ne hanno in mano le sorti (…), che lo fanno restare ignorante, povero, debole, deriso. Perché di veramente utile per il popolo, e proprio per il popolo, nulla o quasi si fa da noi e lo dicono le molte opere morte all’inizio o intristite nel migliore sviluppo per piccoli e futili interessi personali o di partito. Date dunque a chi volete la responsabilità dell’inferiorità economica e civile della nostra regione, ma non dite che il popolo sia incapace di assurgere a nuovi destini»

L’avvenire è nostro, in «Cronaca di Calabria», n. 104 del 7 dicembre 1911.

  • «È mostruoso che la civiltà stessa, nella sua corsa gloriosa, calpesti fanciulle che la miseria ha spinte ignare involontariamente al male…, calpesti uomini forzati all’inerzia e all’ignoranza per mancanza di direttiva…, calpesti vecchi impotenti al lavoro. È orribile, è mostruoso che si possa dormire tranquilli, divertirsi, godere senza un pensiero serio per chi soffre, senza muovere un dito per evitarlo» 

Noi … e gli altri, in «Cronaca di Calabria», n. 104 del 24 dicembre 1908, p. 2

  • «Finché si resta divisi e discordi, finché tutte le forze, tutte le volontà, tutte le aspirazioni individuali non diventeranno una sola forza, una sola volontà, un’aspirazione sola e non spariranno i personali interessi dinanzi ad un interesse comune, la Calabria sarà sempre derisa e compianta, e il popolo languirà o si desterà da sé ignobilmente, furiosamente».

Melanconie d’autunno, in «Cronaca di Calabria», n. 87 del 21 ottobre 1909, p. 2.

Non mancarono insomma articoli e lotte ideologiche. Pronta a trasferirsi per seguire il compagno, Cosenza non la molla. A voti unanimi, nel 1911, Fida ottiene il prestigioso riconoscimento di socia corrispondente dell’Accademia Cosentina, una delle primissime accademie fondate in Europa, la seconda del Regno di Napoli. Nelle motivazioni riportate da Calabria Cronaca si legge: Per la sua intensa operosità educativa e culturale nel proseguire l’ideale di elevazione morale e intellettuale della donna.

Simbolo dell’Accademia Cosentina e della Biblioteca civica di Cosenza

Il 18 gennaio del 1914, Fida Stinchi e Renato Moro richiedono le pubblicazioni matrimoniali nel comune in cui si sposeranno pochi giorni dopo, Altamura. In quello stesso anno, Fida trasferisce il domicilio in via Lama, a Maglie, dove nell’anno scolastico 1914-’15 insegna lavori donneschi nella locale Scuola Normale Promiscua.

Ringrazio Don Saverio Paternoster di Altamura per l’aiuto offerto a trovare la richiesta delle pubblicazioni matrimoniali di Renato Moro e Fida Stinchi

È nella prima grande guerra che Fida trova finalmente l’unità nazionale finora negata. Al fronte, riteneva, siamo tutti italiani. 

«Ieri quando il Paese attendeva tranquillo alla sua vita di lavoro, la scissione tra l’Italia del nord e quella del sud era manifesta, sentita, esplicita Gli italiani del nord sorridevano compatenti del mezzogiorno d’Italia e specialmente della Calabria, che per essi era terra barbara, incivile, terra… da colonizzare. Oggi forse la morte, affratellando e stringendo in una largo amplesso i giovani di tutte le regioni, pare che abbia formato il vero italiano. Oggi, dinanzi al valore, al coraggio, al glorioso martirio di tanta bella gioventù calabrese immolatasi con slancio eroico, dimentica di tutti gli affetti più cari sull’ara della patria, l’Italia, ieri matrigna indifferente e diffidente verso la nostra regione, sembra scuotersi: par che senta profondo il rimorso per l’abbandono, la noncuranza in cui la lasciò per sì lungo tempo e ora esorti il proprio governo ad avvicinarsela, a conoscerla, penetrarla».

Con la nascita di Alberto prima e Aldo poi, decide di abbandonare l’insegnamento e dedicarsi alla cura dei figli senza mai, però, sospendere il suo interesse per la cultura. Diviene invece ambiziosa per i suoi cinque figli e sarà, indiscutibilmente, la personalità dominante della giovinezza di Aldo Moro.

Foto di Aldo Moro al fronte

Dopo una vita spesa per il diritto all’educazione e all’emancipazione delle donne, Fida Stinchi si spegnerà il 15 febbraio 1939, all’età di 59 anni. Purtroppo non vedrà mai realizzato, credo io, il suo più grande desiderio. La guerra è finita, il Fascismo è caduto.  

Il 1 febbraio 1945 – nel penultimo anno del Regno d’Italia– viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo numero 23 che estende alle donne del diritto di voto. Il decreto n. 23/1945 è varato dal secondo governo Bonomi, di cui fanno parte la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, la Democrazia del lavoro e il Partito Liberale. L’articolo 3 del decreto pone dei limiti al suffragio femminile: ne restano escluse le prostitute schedate «che esercitano il meretricio fuori dei locali autorizzati». (Tale norma sarà abrogata nel 1947.)

Nel 1946, Aldo Moro, suo figlio, divenne vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all’Assemblea Costituente, dove entrò a far parte della commissione che si occupò di redigere la Carta costituzionale, insieme a 21 donne. Casualità o no, il 24 marzo dello stesso anno nel comune di San Sosti, in provincia di Cosenza, venne eletta la prima donna sindaco in Italia: Caterina Tufarelli Palumbo a soli 24 anni. Le notizie belle non arrivano mai da sole e in quello stesso anno, il 17 dicembre 1946, nasce la primogenita del futuro Presidente del Consiglio, Maria Fida Moro.

©️ Tutti i diritti riservati

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Bibliografia:

  • Nicola Trebisacce, Fida Stinchi, maestra giardiniera e donna intellettuale, in Rivista di Storia dell’educazione, 2, 2015, pp. 185-194. 
  • Giovanni Acquaviva, Aldo Moro, un italiano diverso, Edizioni Magna Grecia, 1968
  • Antonio Rossano, L’altro Moro, edizioni Sugarco, 1985
  • Agnese Moro, Un Uomo Così, ricordando mio padre, Bur saggi Rizzoli, 2018
  • Giovanni Domanico, I Trovatelli, 1880
  • I diritti della scuola, Tip. G. Martinelli, 1908, p.86
  • La formazione giovanile di Aldo Moro, Renato Moro, 1983. STORIA CONTEMPORANEA, XIV/6, 803-968.

Si ringraziano:

  • Il Professor Renato Moro per la gentilezza riservata.
  • Il Professor Giuseppe Trebisacce per aver condiviso materiale ormai fuori stampa.
  • I gruppi Facebook: il senso del tempo, il valore di un posto Cosenza; Cosenza di una volta.

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