Di Ruderi e Scrittura

La Ruota degli Esposti

Si racconta che negli ultimi anni del 1100 papa Innocenzo III assistette alla pesca nel Tevere dei corpi di tre neonati, purtroppo annegati. Il papa, inorridito da tale evento, stabilì che un apposito reparto dell’Ospedale di Santo Spirito fosse dedicato ai bambini abbandonati.

L’abbandono dei bambini e, a volte, lo sbarazzarsi di loro, era purtroppo una pratica assai diffusa nell’antichità e il fiume della capitale era sempre pronto ad accoglierli. Come si può pensare, senza esprimere giudizio, le cause potevano essere l’estrema povertà, in cui il pensiero di far nascere un figlio in questo mondo di disgrazia non aveva senso. O ancora, si sosteneva, alcuni fossero figli di prostitute, un mestiere al tempo legale e redditizio. Di certo, legale non era l’assassinio dei figli indesiderati, anzi, era punito con la morte.

Ma come disfarsi dei propri figli senza ucciderli e rimanendo nell’anonimato?

La risposta la troviamo in uno dei tanti piccoli angoli segreti di Roma, a Borgo Santo Spirito n. 4, a due passi da Piazza S.Pietro. Qui si trova la famosa ruota degli esposti. Una sorta di barile ruotante e cavo, in cui dall’esterno veniva deposto, in forma anonima il bambino. Spesso, insieme al neonato veniva deposta una moneta spezzata, o un altro oggetto che potesse consentire in futuro un eventuale ricongiungimento. Era necessario, far capire inoltre e doveva se l’infante fosse già stato battezzato o meno.

stampa d’epoca

La presenza del bambino dentro la ruota veniva segnalata dalla madre stessa prima di fuggire via. Al suono di una campanella, infatti, le astanti giravano la ruota per accogliere l’esposto e dargli le prime cure.

Questi bambini venivano definiti come esposti e da qui deriva, tra i tanti, il cognome Esposito.

In Italia pare ci fossero circa un centinaio di ruote in tante città e in tutta la penisola. Furono in uso fino alla fine del 1800.

La guardia alla ruota dei trovatelli – Gioacchino Toma

La guardia alla ruota dei trovatelli – Gioacchino Toma

Nei registri veniva scritto: filius matris ignotae, cioè figlio di madre ignota. Spesso abbreviato con filius m.ignotae. Sì, finalmente scopriamo le nobili origini latine del termine figlio di mignotta.

A Roma, i piccoli abbondanati su questa ruota, venivano marchiati con una doppia croce sul piede sinistro, divenendo così figli della Famiglia dell’Ospedale di S.Spirito.

Il numero degli esposti era grande, si parla per ogni ruota del mantenimento di parecchie centinaia e in alcuni casi di migliaia di bambini, infatti molti morivano di fame. Il numero degli esposti era grande, si parla per ogni ruota del mantenimento di parecchie centinaia e in alcuni casi di migliaia di bambini, infatti molti morivano di fame.

Capitò, che per scrivere uno dei miei romanzi, mi trovai a Ostuni, alla Chiesa detta delle Monacelle. Avevo già idea della via dove farlo nascere e visitandola, decisi di entrare nella chiesa citata, a pochi passi da questa. Entrando, tra il bianco accecante delle pareti, la mia vista fu attratta da un marchingegno cilindrico posto alla sinistra dell’altare. La somiglianza con la Ruota degli Esposti era evidente e chiesi informazioni. Mi fu detto che quella ruota, non svolse mai la funzione di accogliere i bambini, ma fu da sempre utilizzata dai fedeli per lasciare doni alle suore di clausura, del convento adiacente. Queste informazioni crearono la storia del bambino e delle orecchiette, che poi inserì poi nel libro Dopo il Funerale. Di seguito, le meravigliose foto scattate in quei giorni del 2014.

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2 risposte »

  1. Vi era, anche una minoranza dei pargoli della ruota: i dedotti che erano abbandonati con una cartula, meno frequentemente allegata con un ritratto di un parente, chi con modesti anelli o collanine povere potevano recare un nome indicativo della genitrice. La cartula conteneva sia il nome della madre e sia indicare, solo talvolta, il nome del padre. Questi piccoli potevano essere in breve giro di anni ripresi dalla madre se non fossero stati in adozione. In pratica erano taluni come parcheggiati. I piccoli dedotti in alcuni casi più o meno fortunati potevano essere affidati subito alla nascita a una famiglia dove conservavano il cognome che veniva attribuito o desunto dalla madre dall’Ufficiale di stato civile. Accadeva ciò nella S.S. Annunziata di Ancona dove all’inizio del secolo le ragazze madri o anche sposate trovarono la prima clinica di ostetricia gratuita per assistere con la discrezionalità le stesse madri povere o in altro stato di necessità. In tale occasione la madre o rinunciava ad ogni traccia del suo nome o condizionava in parte il cognome del pargolo che era cosi’ distinto da quello della famiglia affidataria. Lei lasciava il suo sul certificato di nascita in alto a dx con anche il nome del suo paese e in basso a sx il cognome indicato dalla madre del padre, poche volte, o più spesso dato dall’Ufficio di stato civile. In pochi che sopravvivevano fino all’affido si aveva la ricongiunzione alla madre.

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