Storie al focolare

Mezzo Culo – La storia

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Un giorno, una donna di nome Angelina, conosciuta da tutti come Mezzo Culo, prestò una padella a una famiglia del circondario che, per viziarsi durante l’inverno, ebbe il genio di preparare calde frittelle e filanti panzerotti. Mezzo Culo prestò la sua padella con l’intesa che le fosse restituita con qualcuna di quelle leccornie. Ma al termine della grande abbuffata, la famiglia si accorse che di frittelle e panzerotti non era rimasta nemmeno una briciola. Che fare? Non troppo dispiaciuti, madre e figli tentano il bluff tritando del becchime per galline a sostituzione della farina finita, e impastarono il tutto con un ripieno di scarafaggi e topi morti. Ma non servì. Mezzo Culo comprese della beffa, e furiosa per l’inganno passò all’azione. Sentendo le urla di Mezzo Culo, una vicina avvertì la famiglia che la donna stava giungendo per fargliela pagare. Armata di una mazza e vestita come la morte, Angelina–Mezzo Culo raggiunse la casa dei truffatori e in una serie di mirabolanti scivolate dalle scale opportunamente insaponate dalla famiglia, nonostante le fratture multiple, fece strage di tutti. Tutti, tranne il capofamiglia che era in quel momento assente, e di un figlio piccolo che si era nascosto ben bene dentro ad un vaso. Fu quest’ultimo a raccontare la storia al ritorno del padre, il quale, furioso da tanta efferatezza, raggiunge l’assassina e la uccise. Tornato a casa, l’uomo versò la manna di San Nicola su quei poveri corpi straziati e la famiglia miracolosamente resuscitò.

Fine.  

Una storia macabra che fa tremare, ma dal sicuro intrattenimento. Nell’Italia che fu, ascoltare questi racconti dai nonni e intorno al braciere era un vero spasso. Specie se ad accompagnare la narrazione c’erano castagne, patate calde o olive cucinate sotto al braciere. Chi ha avuto la fortuna di vivere quei tempi, ricorderà ancora l’odore delle buccia di mandarino che veniva gettata nel fuoco e usata come effusore.

Prima di spiegarvi chi è Mezzo Culo, permettetemi una breve digressione per soffermarmi sul mangime per le galline. In Calabria, e non solo, il becchime veniva chiamato canigghja. Ricordo che la mia vicina di casa usava la parola canigghja come formula per scacciare le occhiate di invidia che portavano al malocchio. La sua frase magica era: canigghja, canigghja cu mi manda mi si pigghia! Una frase che sapeva un po’ da specchio riflesso e che starebbe a significare “chi mi invia il malocchio se lo riprenda!” Svelata la formula, da bambino, un po’ per gioco, un po’ perché non si sa mai, iniziai a usarla anche io.

Di Mezzo Culo, come tutte le storie tramandate oralmente, esistono diverse versioni, ma

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Alfredo Giovine

la più accreditata a Bari, è certamente quella dello scrittore Alfredo Giovine. Nel libro ‘Le stòrie de nonònne Iangelìne’ (1967), tra le righe di questo coinvolgente racconto, Giovine ci rivela il curioso soprannome di Angelina.

“Mezzo Culo, con un lenzuolo in testa, un bastone di ferro in una mano e un campanello nell’altra, uscì di casa digrignando i denti (pochi in verità) e lanciando fulmini giunse all’abitazione degli ingrati. Con un colpo d’anca spalancò il portoncino e imboccò le scale. Ma appena pose il piede sul primo gradino scivolò e si fratturò una gamba. «Ah!», gridò per il dolore e per la rabbia, «mi verrete tra le mani!».”  

La furente Angelina, dunque, spalancò il portoncino con la forza di una sola natica (un colpo di mezzo-culo, insomma) e con la stessa tecnica irruppe nell’abitazione. Angelina è esistita veramente?  Sì, e io ne ho le prove!  

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Vito Signorile

Curiosi? Ci vediamo al prossimo articolo.

Nel frattempo non perdete il racconto completo di La Storia Mezzo Culo, scritto da Alfredo Giovine, e il video della superba interpretazione dialettale dell’attore Vito Signorile. 

Cliccando sull’immagine di sotto potete scegliere se leggere la storia in italiano o in dialetto barese.

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Clicca questa immagine per la versione italiana del racconto

Storia barese

Scegli questa immagine per la versione barese del racconto

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Si ringrazia il direttore dall’Accademia della lingua barese “Alfredo Giovine”, Dr. Felice Giovine.

Bibliografia ed emerografia:
Alfredo Giovine, «Le stòrie de nonònne Iangelìne», Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi, Bari, 1967; Alfredo Giovine, 
«Stòrie epatòrie alla barese», ne : «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari, 10-10-1982.

Divulgazione web: Gigi De Santis, Centro Studi “Don Dialetto” – (Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)

Autumn 2018 (1)

Categorie:Storie al focolare

2 risposte »

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