Da San Francisco a Bari, passando per Alcatraz – Il ruolo dello scrittore


Antropologo, archeologo o viaggiatore? Sono molte le professioni in cui un autore si immedesima per amore della ricerca. Spinto da curiosità, uno scrittore alza lo sguardo dalla macchina da scrivere e si ritrova nella sua città a discutere con giovani e anziani che potrebbero divenire futuri personaggi, ne indaga le tradizioni, gli aneddoti e si ritrova invitato a pranzo o a cena ad assaporare i deliziosi cibi locali e poi ancora solo, a trascorrere interi pomeriggi perdendosi tra vie, musei e mercati rionali percependo la vita di tutti i giorni e sperando che la sera non arrivi presto. E se anche arrivasse, si fermerebbe ad osservare quel romantico mare ora scuro e la sua città che non smette mai di vivere.

Uno scrittore si ritrova a spulciare vecchi giornali, sconosciuto e seduto tra le file nella presentazione di un autore locale, a vivere le feste, farsi spiegare qualche frase in dialetto e a farsi raccontare la città passeggiando con archeologi e storici dell’arte, a esplorare ipogei con uno speleologo finchè finalmente, con il cuore in gola, si ritrova con l’amico giornalista in quella chiesetta medievale che tanto aveva studiato e sognato, ma vederla… vederla in realtà, dimenticata e gloriosa in quei campi dell’entroterra barese è gioia pura. Gioia indescrivibile paragonabile alla nascita di un primogenito. Meraviglia indescrivibile.

Non c’è esagerazione né bugia, questa è una sommaria bozza dell’esperienza del mio essere scrittore, incantato dalla spiazzante semplicità della bella Puglia con un occhio su Bari. Una terra ricca di cultura e antiche credenze popolari e un popolo dal cuore immenso che ama e protegge la propria storia tramandandola ai suoi naviganti. Fortunato dalla scelta di aver ambientato il mio romanzo in questa città ricolma di umanità.

Questa è Bari, la zita mè! 

Dopo il funerale è un romanzo corale ambientato in tre giorni durante il novembre del 1975 – anno che ritengo cruciale – in cui il futuro dei giovani aveva ancora il sapore dell’opportunità. I Beatles di She loves you, Hey Jude e Yesterday si erano appena sciolti, il “personale diventava politico” e la coscienza italiana cresceva e s’imponeva. I pantaloni a zampa d’elefante, l’eskimo e Berlinguer, s’intonavano bene ai miei personaggi e io non ho potuto resistere a descrivere quei tre giorni di gioia, amore e morte che hanno dato vita al romanzo.

Di seguito, vi propongo alcune foto dei luoghi di Dopo il Funerale.

In questa chiesetta rurale, costruita a ricordare il miracolo del cavaliere di Dio inviato a scongiurare il ripetersi di un malvagio rito pagano, è ambientata la vicenda del ritorno di San Giorgio in terra. Un’antica leggenda locale vuole che il santo, sceso da cavallo, avesse appoggiato il piede su una grossa pietra e che lì rimase impressa la sua forma. Dopo aver sconfitto il malvagio uomo con la testa asinina che ogni primavera rapiva le donne e le rincorreca facendole vestire da cavalle, il popolo fece ereggere una chiesa e la sacra pietra osannata a ricordo di quella vittoria celeste. Una reliquia, purtroppo recentemente scomparsa. Rubata a dire il vero, qualcuno sa chi la possiede, ma non avendo prove che la persona abbastanza conosciuta in città la posegga, il popolo preferisce tacere.

Da sempre sono stato attratto dai vecchi ruderi, e questa chiesa per me è un vero capolavoro.  Unire il mito del santo dimenticato e la chiesetta sconsacrata lontana da città è stata fonte d’ispirazione per creare una storiella per il romanzo in cui i Mondredi, una famiglia di intenti illeciti, trafugò la pietra per far abbandonare il culto del Santo e appropriarsi di quella zona, ricca di ipogei, da usare come magazzini per le merci di contrabbando che arrivavano dal porto. In questa chiesetta, il quattordicenne Tonio Lorusso costretto dal padre compirà il rito di affiliazione  alla famiglia Mondredi.

L’idea di un battesimo di camorra in una chiesetta abbandonata? Mi è venuta mettendo piede ad Alcatraz, durante il mio viaggio a San Francisco nel febbraio 2015. Il mio editor mi aveva consigliato di incentrare di più il romanzo sulla questione mafia, nello specifico camorra barese, e quel viaggio nell’isola a largo di baia mi ha dato il giusto input.

Qui l’anteprima del romanzo, Dopo il Funerale.

Bari –

A presto!

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9 comments

    • Ho letto con molto interesse questo post: primo perché sono pugliese e conosco bene Bari; secondo perché sono attratta dai riti/miti/leggende di questa magica terra, tanto da averne scritto anche io.
      Leggerò il tuo libro. E’ una promessa oltre che un piacere.

      Elisabetta Mori Romanazzi

  1. Mi piacerebbe tanto sapere se la chiesetta è quella di San Giorgio Martire sita nell’omonima via a Bari. Ho abitato per più di vent’anni in quella strada e,insieme ad un frate, ho cercato di muovere mari e monti per poter recuperare quel gioiello. Ho parecchie foto e della corrispondenza ma il risultato è stato un bel buco nell’acqua, spacciatori,drogati,balordi hanno sempre avuto campo libero …..Non abito più da quelle parti da molti anni e sentir parlare di San Giorgio e vedere le foto mi hanno dato una ….bella scossa. Aspetto di leggere il libro,nel frattempo ,insieme alle congratulazioni ,ti invio i miei saluti nella speranza di avere una risposta . In ogni caso grazie !

    • Carissima Signora D’Onofrio, questo suo messaggio mi rende davvero felice! Quella di cui ho parlato in quest’articolo e nel mio romanzo è proprio la chiesetta di San Giorgio Martire sita in Via San Giorgio Martire.

      È stato per me incredibilmente piacevole scovare questo gioiello così importante nella storia del popolo barese e un peccato venire a sapere che oggi pochi ne sanno dell’esistenza. Ho deciso per questo di scrivere della chiesetta e della leggenda aurea del santo seguendo i ricordi di Titìne la sarta e Assunta, due protagoniste del romanzo. A questo link può trovare ulteriori informazioni sulla chiesetta rurale e sulla festa ormai dimenticata http://goo.gl/AlbrEs.

      Della scomparsa del “o pète de san GGiòrge”, gira qualche leggenda e qualcuno ha osato dire dove si trovava e cioè, secondo credenza popolare, a casa di un attore famoso nel barese. Ovviamente le ipotesi lasciano il tempo che trovano.

      Non v’è testimonianza alcuna di una foto di questa reliquia e se lei ne fosse in possesso sarei strafelice di poterla vedere. Dopo tanto narrarne sarebbe come vivere un sogno che diventa realtà!

      Durante i miei studi, invece, non le farà piacere sapere che due anni fa l’affascinante affresco di San Giorgio, custodito nella chiesetta sin dal Medioevo, è andato perso a causa di criminali che all’interno della chiesetta hanno dato fuoco a dei di gomma. Una storia davvero, davvero triste. Mi ha fatto molto male seguire la vicenda e, ancor di più, non aver fatto in tempo a vedere dal vivo quella meraviglia e preservarla rendendola famoda prima della sua scomparsa. http://goo.gl/bHJ7H5

  2. Mi piace molto la tua prosa. Sei un ottimo narratore. Questa è la qualità che apprezzo di più in uno scrittore; la capacità di creare un mondo parallelo, ai limiti della realtà, attraverso l’uso della sola scrittura.
    Piacere di conoscerti!

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