Conversazioni e Interviste

Gli anni ’70, da Bari con amore

Molti di voi si saranno accorti,  in quest’ultimo anno, del  mio interesse crescente per gli anni ’70. Le mie indagini alla scoperta di usi e costumi di un’epoca che non ho vissuto, ma che affascina e riporta nella mente dei miei contatti sui sociale network, ricordi e gioia. Basta andare su  Facebook e guardare l’album “Le domande di Gaetano” che raccoglie, attraverso immagini, lo studio antropologico di anni e oggetti che sembrano lontani anni luce dal nostro mondo moderno.

In quest’intervista di Salvatore Schirone per Barinedita potrete finalmente scoprire su cosa sto lavorando:

Scrittore legge Barinedita e decide di pubblicare un libro sulla nostra città

BARI – Bari con la sua storia, la sua arte e le sue tradizioni continua a interessare il resto del mondo più di quanto possiamo immaginare. Una conferma ci è arriva dal web. Un giovane scrittore, da Londra, legge Barinedita e si innamora del capoluogo pugliese. Incuriosito dalla nostre storie, decide di ambientare il suo nuovo prossimo romanzo a Bari. Ci contatta, vuole saperne di più e poi viene a trovarci. Mentre lo accompagniamo per i vicoli della città vecchia, il 35enne Gaetano Barreca (nella foto), con alle spalle già tre romanzi, ci racconta la sua nuova passione: Bari.
Gaetano, le tue origini sono italiane?

Sono nato a Reggio Calabria nel 1979, nel nostro amato e odiato Sud. La famiglia e la città mi andavano strette e sono andato via a 18 anni. Ho studiato a Perugia e poi mi sono trasferito a Londra dove insegno lingua e cultura italiana. Ho scritto il primo romanzo nel 2008. Ma a Londra la mia scrittura è cresciuta, ho allargato i miei orizzonti. Sono più attento ai particolari e penso di essere diventato un ricercatore di culture. Sono passato dal romanzo di formazione con scopo introspettivo (l’ultimo, “Inquietudini di cera”) a quello che gli inglesi chiamano fiction novel. Ora sono pronto a divertirmi e giocare con la vita, con le sue scenette e le sue storie.

Perché Bari?

Bari è una città che non mi appartiene e basta questo per attirarmi. Aggiungiamo la mia curiosità per le tradizioni e la storia e il gioco fatto. Ho poi scoperto su Internet Barinedita e mi si è aperto un mondo di storie, interviste e racconti di gente comune. Ho letto le leggende di Juanne ammine ‘u chiappe, U’ carabiniere senza cape, La cape du turchie, ho conosciuto la vita dei pescatori, ho ascoltato il suono delle campane sommerse di Monte Rosso e, non per ultime, di maestose storie di chiese e ipogei della Bari sotterranea e rurale, come per esempio la Chiesetta di San Giorgio Martire e latradizione della festa nei suoi giorni gloriosi. Scrissi per la prima volta di Bari anni fa senza esserci mai stato e ho fatto un grande errore. Ma dopo aver assaporato la cucina locale, passeggiato tra i vecchi vicoli, conosciuti i suoi cittadini e letto le vostre storie sono decisamente più preparato e divertito.

Cosa ti piace della città?

La poesia del vivere. Le donne baresi in grembiule da cucina che preparano le strascenate sotto l’arco basso appena fuori dal loro segreto sottano, gli angoli stretti di Bari Vecchia dove basta alzare lo sguardo o girare l’angolo per scoprire una nuova storia o tradizione. Mi piace ritrovare tutto quello che mi manca a Londra. Le cose semplici quale l’odore di pane caldo nei vicoli, il sapore del pesce fresco, il profumo di ragù che si diffonde a due passi dal mare, l’aroma di un buon espresso, la polenta fritta e il vociare così vivo e complice dei suoi abitanti. Bari è un città piena di vita, chi potrebbe non amarla?

Che sensazioni ti porterai dentro?

L’immagine di Bari Vecchia come di una gentile anziana seduta su una sedia di paglia fuori dalla sua porta, una bonaria perenne chiacchierona che si vanta felice di esistere, di esser sopravvissuta al passare del tempo e, con cuore di madre, accoglie i suoi ospiti bisognosi di ritrovare l’affettuosità umana sopita sotto la sua “sottana”. La città è fatta dai suoi abitanti. Mi porterò dentro i volti delle persone che ho incontrato, orgogliose della propria storia, della loro “baresità”, tanto da condividerla con uno sconosciuto desideroso di sapere e di provare la bellezza di sentirsi barese anche solo per il tempo una breve visita.

Ci puoi anticipare qualche “scena” del tuo romanzo?

È ambientato nella Bari del 1975, in una corte. Assunta invia il marito Piero a comprare gli allievi al molo, mentre premedita con i suoi ospiti, un gruppo di tifosi, un piano per poter sentire alla radio la partita anche se costretti a tavola da un pranzo familiare. In attesa di gustarsi Reggina-Bari, valevole per la decima giornata di campionato di serie, Nder a la Lanz diviene palcoscenico di un musical con l’inno ufficiale del Bari di Tony Santagata, al ritmo dell’arricciamento dei polpi e dell’odore della nafta delle barche. La partita si concluderà con l’invasione di campo dei calabresi e vedrà finalmente vittoriosi, i baresi con uno 0-2 a tavolino. Il tutto, in un contesto di sciocche liti familiari e personaggi impossibili che tutti ritroviamo nella nostra quotidianità, che si spingono a una vivacità estrema concludendo la gioia di vivere con il suo triste opposto.

Quale sarebbe questo triste opposto?

Beh, se esiste una morale in questo romanzo, potrebbe essere quella che la vita nella bella Bari è fatta di cose semplici e meravigliose che molti, compresi gli inglesi, vorrebbero avere e di cui forse tutti abbiamo nostalgia. Eppure la bellezza non serve a nulla se pigrizia e ignoranza costringono i nostri figli a lasciare il Sud e l’Italia, come è capitato a me.

Quando potremmo leggere il libro?

Spero al più presto e sinceramente non vedo l’ora di potervi presentare i miei folli personaggi che si aggirano in una Bari un po’ antica e per alcuni versi malinconica degli anni ’70.

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