Di Ruderi e Scrittura

Dalla Puglia ai figli di mignotta

Durante il mio viaggio alla scoperta dei luoghi che hanno visto nascere il protagonista di uno dei miei romanzi, Icaro, mi sono ritrovato a Ostuni nella Chiesa detta delle Monacelle. Entrando, tra il bianco accecante delle pareti, la mia vista è stata attratta da qualcosa alla sinistra dell’altare maggiore. Si trattava di un marchingegno cilindrico che serviva ai fedeli a lasciare doni alle suore di clausura del convento adiacente. La somiglianza con la Rota degli esposti era evidente, ma quando ho chiesto se avesse svolto questa funzione mi è stato risposto di no, mai. La mia mente è volata al mio romanzo e, avendo trovato e scelto la casa dei genitori di Icaro a pochi metri dalla chiesa, non ho potuto che costruire una storia.

Di seguito, voglio condividere con voi l’interessante storia della Rota degli Esposti, della derivazione del cognome Esposito e del vero significato, romanesco, dei figli di mignotta.

Tratto da La ruota degli Esposti di Roma Leggendaria

Si racconta che negli ultimi anni del 1100 papa Innocenzo III assistette alla “pesca” nel Tevere dei corpi di 3 neonati annegati. Il papa, inorridito da tale evento, stabilì che un apposito reparto dell’Ospedale di S.Spirito fosse dedicato ai bambini abbandonati. Il racconto del rinvenimento dei cadaveri dei neonati forse è immaginario, ma purtroppo abbastanza plausibile. Era infatti una pratica assai diffusa, fra le prostitute che andavano incontro ad una gravidanza indesiderata, quella di disfarsi dei figli appena nati gettandoli nel Tevere.La prostituzione a Roma era legale e (probabilmente dall’alba dei tempi) un mestiere redditizio, non poi così scandaloso ed infinitamente più diffuso di oggi. Certamente però non era legale l’assassinio dei figli indesiderati, anzi, era piuttosto punito con la morte!Ma come “disfarsi” dei propri figli senza ucciderli e rimanendo nell’anonimato?

La Ruota degli Esposti presso l'antico ospedale di S.Spirito in Saxia
La Ruota degli Esposti presso l’antico ospedale di S.Spirito in Saxia

La risposta la troviamo in uno dei tanti piccoli angoli segreti di Roma, a Borgo S.Spirito n.4, a due passi da Piazza S.Pietro, presso il complesso dell’antico ospedale di S.Spirito prima citato. Qui troviamo la famosa “ruota degli esposti” (vedi foto). E’ una sorta di barile ruotante, cavo, in cui dall’esterno veniva deposto, in forma anonima, l'”esposto”, cioè il neonato di genitori ignoti (da cui il cognome “Esposito” e similari). Al suono di una campanella veniva poi fatta girare la ruota, prelevando così, dall’interno, come in una sorta di portavivande, il neonato, per affidarlo alle cure dei frati.

Sembra che in Italia ce ne fossero molte di queste ruote (alcune centinaia), sicuramente in uso fino alla fine del 1800, e anche in Europa. Questa ruota a Roma è probabilmente la più antica d’Italia, fatta proprio al tempo di Innocenzo III. In Italia il loro uso è stato abolito per legge nel 1923.Spesso insieme al neonato veniva deposta una moneta spezzata, o comunque qualcosa che potesse consentire in futuro un eventuale ricongiungimento, e doveva anche essere comunicato se il bambino fosse già stato battezzato o meno.

Se cerchiamo bene, alcune di queste ruote le troviamo ancora in giro per l’Italia (ovviamente non più funzionanti!): una a Firenze (Spedale degli Innocenti), una a Napoli (Basilica dell’Annunziata Maggiore), e poi a Venezia (vedi foto a destra), a Pisa… Il numero degli “esposti” era grande, si parla per ogni “ruota” del mantenimento di parecchie centinaia di bambini (infatti molti morivano di fame), e in alcuni periodi storici addirittura di alcune migliaia!

Nei registri si scriveva “filius matris ignotae”, cioè “figlio di madre ignota” o, abbreviando “filius m.ignotae”, da cui….”figlio di mignotta”! E sì, ora potrete finalmente ingiuriare qualcuno sapendo che tale frase ha queste “nobili” origini latine!I piccoli nati abbondanati su questa ruota, qui a Roma, venivano marchiati con una doppia croce sul piede sinistro, divenendo così di fatto “figli della Famiglia” dell’Ospedale di S.Spirito.

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2 risposte »

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