Estratti e Racconti

Ritorno a casa, l’ultima notte

L’odore di quella notte era ormai impregnato nelle lenzuola, gentilmente odiate, che scoprendoci ci facevano patire il freddo. Lenzuola che in un frettoloso aggrovigliarsi ci tenevano al caldo e ci costringevano a un abbraccio ancora più forte, ancora più intimo e nostro. Nella camera accanto, anche Vicky e Aaron si stavano amando. Anche da sveglio Renato continuava ad annusare le federe del cuscino, per lui, l’essenza dei nostri corpi che si muovevano in quel microcosmo era un viscerale modo per respirare la realtà e l’essenza del nostro amore. Mi ero sempre fatto beffa di questo suo modo di fare, rasentava il ridicolo, tanto da distinguerlo, e il sol pensiero, adesso, m’intenerisce. Quella notte nessun dubbio, né insicurezze, per la prima volta ci siamo amati in modo incredibile, con dolcezza, passione e testardaggine. Ci siamo affidati, concessi. Io e lui. Cosa importava che sarebbe successo il giorno dopo?

I governi di tutto il mondo hanno organizzato voli per permettere, a chi volesse, di tornare a casa. Spento il telefono cellulare e salutati gli amici inglesi, mi sto imbarcando da Londra Stansted alla volta di Catania. Io e mio marito abbiamo preso aerei diversi. Ero cosi abituato alla sua presenza che mai avrei pensato di soffrire cosi tanto. Lo immagino adesso accanto a me a tenermi la mano, mentre ancora qualche turista ci osserva stranito, senza capire che siamo sudditi di un regno libero.

Invece, mi ritrovo a fianco di una signora che non fa altro che sgranocchiare in modo insistente patatine che puzzano di formaggio. Sorrido col naso arricciato dal forte odore e provo vergogna e imbarazzo ad ammettere il dolore della distanza. Io, che nella nostra relazione ho sempre fatto di tutto per essere insieme, rimanendo due entità separate. Detestavo l’idea di due cuori e una capanna o di essere la tipica coppia che diventa una cosa sola privandosi del proprio Io. Dopo aver rinunciato a me stesso per folle amore, le sofferenze mi hanno portato a guardarmi dentro, a scoprire l’importanza della mia individualità. Quanto e in che misura possiamo donare noi stessi?

D’altronde… l’altra metà della mela è la scoperta della profondità del nostro Essere, l’amore per noi stessi. Chi arriverà, potrà poi gustare il buon frutto che siamo diventati senza mai consumarci. Perché il sentimento d’amore per se stessi, accomunato con la condivisione per l’amore puro di un’altra persona, può portare solo del buono. In due diventiamo un albero di mele!

Osservo fuori dal finestrino il decollo, Londra scompare tra le nuvole. Si torna a casa. L’ultima notte del mondo.

Ci credo realmente? Ci penso realmente? Ho sentito di gente che passerà questa notte a piangere, chi davanti alla tv con una buona birra, con gli amici in discoteca o a rapinare una banca. Chi, prima della fine, si toglierà la vita in un grande raduno orgiastico, organizzato nel preistorico sito di Stonehenge da alcuni monaci invasati. Da bravo ragazzo del sud Italia, la passerò nel calore familiare a strafogarmi di cibo sino alla mezzanotte, finalmente dimenticando tutti i problemi che abbiamo avuto per incomprensioni o testardaggini reciproche. A cosa servirebbero?

Che buffo! Per la prima volta chiamo casa la città che mi ha visto nascere, che ha dato senso a ogni mia ribellione. Una città che ho amato per la sua cultura, per il suo mare, e odiato per la sua mentalità che non mi rendeva libero, dove l’unica ragione concessami era quella di chiudere in gabbia il mio essere, senza la possibilità di distendere la mia voglia di espressione per uno strano e antiquato codice morale e sociale. Sono andato via da casa mandando a fanculo tutto e ho fatto bene! Non c’è rimpianto alcuno se rispetti quel che sei, i tuoi sogni, il tuo destino… non vuol dire essere “cattivo”, ma ascoltare il richiamo della vita. Ho avuto la possibilità di amare e sposarmi, diventando uno scrittore cosi come desideravo. L’aereo prende velocità, oggi torno a Casa!

Il menù che mia madre ha preparato è paragonabile a un cenone della vigilia di Natale, anzi due, o persino tre. Nell’SMS che mia sorella Sara mi ha inviato, ha confermato che seguiremo la tradizione dell’abbuffata e tutto, rigorosamente, a base di pesce! Come antipasto insalata di mare, scampi grigliati e cozze alla marinara. Primi piatti, usiamo il plurale perché altrimenti son cazzi, spaghetti alle vongole, linguine allo scoglio e gnocchi mari e monti. Secondi piatti orata al forno, branzino al cartoccio, frittura di pesce. Non possono mancare contorni e dolci vari, ma se continuo a trascrivere il menu, mi viene un’indigestione da pre-pasto.

La mia felicità è esplosa nel leggere gnocchi. Mamma che buoni! Ho espresso il desiderio di avere quel piatto di pasta fresca fatto in casa in ricordo di quando avevo cinque anni. Quel piatto mancato mi aveva dato la ragione di fuggire da casa. Vedevo mia madre che si affaccendava con i clienti del ristorante che mio padre gestiva in una vecchia osteria del centro storico, invece di accudire me. Minacciai di andar via se non li avesse cucinati, e lo feci. Mio fratello venne a recuperarmi pochi chilometri più avanti, vicino alla Fontana dell’Elefante. Ricordo che tornando a casa, sul suo motorino, avevo sul viso un broncio incredibile. Proprio quel giorno fui rimproverato, dicevano che ero un bambino cattivo. Per tutta risposta andai dove mio fratello aveva parcheggiato la vespa e da sotto la sella tirai fuori il suo pacchetto di sigarette. Aveva quattordici anni e i miei non volevano assolutamente che lui fumasse. Giuseppe iniziò a rincorrermi perché mi voleva picchiare. Che storie ingenue, il sorriso del ricordo si accompagna ai miei occhi lucidi.

Dal finestrino dell’aereo s’intravedono già i primi raggi caldi di luce rossa che scendono giù dal cielo, torneremo a far parte del cosmo. È pace! Anche se non so spiegare perché, si percepisce quello che accadrà questa notte, è come un tepore che rassicura. Nessuna distruzione apocalittica annunciata. Niente catastrofi naturali, ma una sola e semplice rigenerazione chiesta dalla natura. Non moriremo, semplicemente svaniremo, rinasceremo in altre forme o corpi. Ecco perché abbiamo creato biblioteche musei e interi video per spiegare a chi verrà dopo di noi quanto amore e quanto odio siamo stati capaci di donare al mondo. Augurando a chi ci sostituirà di non commettere ancora, stupidamente, gli stessi orribili errori.

Vorrei andare nella Chiesa che mi ha visto crescere, che mi ha dato una via da seguire, alternativa alla strada, rifiutando la cultura di odio e mafia che si era creata tra gli anni ‘70 e ‘80 in città. Vorrei prendere una scala e arrivare a quel crocefisso. Staccare Gesù dalla sua croce, accarezzare il suo freddo e ligneo viso e dirgli che son stato bene, e soprattutto che ero libero. Che benché sia risorto, l’uomo continuava a vivere come se lui fosse in croce perché in quel peccato godeva di dipendenza. Concludere con un grazie e ancora dirgli: «Avevi ragione, anche io sono amore!»

È solo diventando un cittadino cosmopolita, a Londra, e viaggiando, che ho scoperto che per vivere non avevo bisogno dell’approvazione degli altri. Che il mio scopo di scrittore era quello di educare le genti alla visione complessiva del mondo e della realtà. Che un neo messo al punto giusto può stare anche bene. Anime. Siamo tutti uguali, figli di esperienze diverse, di voglie ed esigenze contrarie. Solo stupidi uomini. Questa notte l’ultima del mondo, ne ha dato la conferma. Siamo semplici idioti che all’amore contrapponiamo la testarda guerra.

Gli altri, io, siamo tutti mondi separati e distanti che vagano in questo universo. Siamo mondi dentro al mondo.

Come terminerò questa sera? La cena, un ballo abbracciato stretto, anzi strettissimo a mia madre, per dirle che sono lì e che questa volta non partirò più. Che nonostante le mie ribellioni adolescenziali, l’ho sempre amata da morire. Poi, quella sigaretta mancata con mio padre e quella perdonata a mio fratello. Una sigaretta per accompagnare una conversazione da adulti. La mia prima sigaretta nell’ultima notte del mondo sembra un ottimo inizio, no? Finalmente, giocare con i nipoti. Io, lo zio lontano dall’affetto disattento.

Perché dovrei piangere? Perché dovrei accusare dolori ormai trascorsi? Sono diventato ciò che volevo. Anche se ero alla ricerca di me stesso, l’unica cosa che dovevo fare era solo aver il coraggio di ascoltarmi. Nella mia ribellione ho trovato me stesso. Ed è cosi bello, entusiasmante, importante e figo festeggiare questa notte.

Scompariremo, semplicemente questo. Un’ultima cosa mi spetta di fare, prima di buttarmi a testa in giù nel copione di questa smielata fine. Una cosa che volevo portare a compimento da troppi anni, recarmi a casa del mio ex ragazzo e prenderlo a pugni. Sul serio! Posso perdonare tutto il male gratuito ricevuto, ma mai chi per anni si è fatto beffa dei miei sentimenti, costringendomi a privarmi della mia anima… per amore. Speravo che almeno in questa notte, la mia scrittura melodrammatica lasciasse spazio a qualcosa di più importante e simpatico, invece solo confusi appunti.

Sono un inguaribile coglione!

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