Vivere a Londra

Io, nell’acquario dei pesci rossi

Buon anno a tutti da Londra! Sono appena rientrato alla base dopo un costruttivo capodanno passato in Italia. Sto scrivendo questo post da uno Starbucks, un caffè dove la gente può sorseggiare seduta il proprio liquido nero per ore, scrivendo, dormendo e russando, senza che alcuno la disturbi.

Dopo il mio Natale Inglese ho preso un aereo (prenotato 2 mesi prima a 70 pound con Santa Ryanair) e sono volato due giorni a Brescia e poi sette giorni alle Cinque Terre. Ho festeggiato in Liguria l’arrivo del nuovo anno, con gente conosciuta in quel preciso istante. Un esperienza interessante che mi ha fatto tanto riflettere. Sono stato bene, mi son sentito ben voluto e ben accetto, ma non ero più abituato alla costante sensazione di sentirmi ospite nel mio proprio paese. Il mio accento, benchè non marcato, mi voleva un uomo del Sud.

Prendi un pesce dell’Oceano e mettilo in un acquario: Cinque  Terre, Liguria Italy Capodanno 2010

Adesso vi filosofeggio una cosa:

SONO UN PESCE DI MARE!

Sono stato sempre un pesce dell’Oceano. Lo ero anche prima di venire a vivere a Londra.
Il mare, immenso di energia, pericoli e opportunità, mi ha sempre chiamato. Prima vivevo, per così dire, in una vasca di pesci rossi dove il pensiero sociale era univoco. Qualcuno, vai a sapere chi, aveva stabilito già tutta la tua vita da vivere dentro il tuo acquario. Dandoti delle mete scandite dal tempo che passava, non ti saresti mai annoiato e saresti morto consapevole di aver fatto tutto quello che ti era stato detto. Non ti saresti mai accorto di aver vissuto la tua esistenza in una bolla di vetro.

Anche se eri nato pesce di mare, tu non potevi essere un pesce di mare, perché vivevi in una vasca di pesci rossi. Quindi tu eri un pesce rosso!

Ho passato il mio Happy New Year 2010 con gente che non conoscevo. Ho accettato di andarci dopo aver scartato Perugia e Reggio Calabria, cogliendo l’opportunità di esplorare un altro mare.

La compagnia erano gli amici del mio vicino di casa londinese, brava gente. Bravi ragazzi davvero, ma ero a disagio. Inconsapevolmente, dopo aver vissuto e apprezzato l’Oceano, ero tornato a vivere in una vasca di pesci rossi.
Sono stati carinissimi nel cercare di integrarmi nelle loro attività di gruppo, ma i miei interessi di vita erano totalmente diversi. La mia natura interiore è emotiva e piuttosto instabile, impossibile negarlo.
Avevo dunque bisogno di conoscere, scoprire, incontrare altri pesci rossi e visitare altri piccoli acquari. Mi mancava il confronto.

Adesso, lasciando stare le mie stupidaggini paragonando il tutto nel mondo sottomarino, voglio tirarmi la zappa sulle pinne… ehm sui piedi. Pardon!

Ho avuto modo di leggere molto in questi giorni. Posso confermarvi che i libri ci chiamano per essere letti quando è il momento. I miei stupendi trentun anni mi hanno portato a letture esistenziali sul disconoscimento dell’educazione culturale quale matrice dei concetti comunitari. Disimparare per imparare. In parole povere, le mie letture sono incentrate sul risveglio dell’anima, il senso di amore e libertà fuori da ogni canone sociale. Cioè l’essenza dei sentimenti… della vita!

Nella bellissima casa affittata alle Cinque Terre  sbirciando i titoli della libreria, ho trovato un testo di Anthony De Mello, un gesuita indiano e illuminato. È il secondo libro che leggo di questo scrittore e ne ho un altro in serbo di Leo Buscaglia. Quest’ultimo è stato in attesa nella mia libreria per tre anni.

De Mello mi ha fatto sbattere il mio brutto muso di pesce dell’Oceano sull’acquario che mi sono creato!

Sembra che io veda e abbordi gli esseri umani nella prospettiva dell’aiuto o dell’ostacolo che possono costituire alla mia ambizione. Quelli che non sono né d’aiuto né d’ostacolo nemmeno vengono presi in considerazione dal mio essere. Partono azioni di un uomo senza amore.
Morale della favola: ho perso il senso della semplicità degli incontri.

È triste! È riduttivo ed è tristemente vero.
Devo imparare ad aprirmi di più e condividere parte di me con gente con cui non ho niente in comune per permettere di arricchirmi. Poiché, come scrivevo nell’Amuleto dell’Essere:

I cammini delle persone sono tanti, le strade s’incrociano, si sfiorano, si scontrano, si ritrovano e si perdono. Però ognuno è unico e ogni incontro per quanto possa durare è speciale, magico, dobbiamo cogliere questo, dobbiamo apprezzarlo e conservarlo dentro di noi.”

Intanto continuo a leggere qualche pagina dell’illuminante libro di De Mello sul Double – decker numero 19.

Vi lascio con Padre De Mello

La sapienza va bevuta a piccoli sorsi!

A presto,
Gaetano

 

 

 

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